
Scoperta a Licodia Eubea la prima targa del circuito e presentato alla Cunziria di Vizzini l’itinerario eco-culturale di circa 110 chilometri. Biazzo: «Prima di aprire un territorio al turismo dobbiamo conoscerlo». Ragusa: «Non solo cultura, ma economia, sviluppo e solidarietà»
La scopertura della prima targa ufficiale in Piazza Garibaldi a Licodia Eubea, alla presenza del sindaco Santo Randone, ha segnato simbolicamente l’inizio di una nuova strada per i territori del Verismo. È cominciata da qui, mercoledì 7 ottobre, la giornata inaugurale del Cammino del Verismo – Sui passi di Verga e Capuana, proseguita con la presentazione ufficiale al Borgo della Cunziria di Vizzini, uno dei luoghi più profondamente legati all’immaginario verghiano.
Un gesto concreto, quello della scopertura della prima targa del circuito, che consegna ai territori il primo segno visibile di un progetto destinato a mettere in relazione Vizzini, Mineo, Licodia Eubea, Militello in Val di Catania, Monterosso Almo e Buccheri. Il percorso si sviluppa per circa 110 chilometri, collegando il Calatino e l’area iblea attraverso paesaggi, borghi, storia e tradizioni.
Promosso nell’ambito del Parco Letterario® Giovanni Verga e Luigi Capuana, gestito dal Centro Studi C.E.S.T.A., il progetto nasce dalla volontà di trasformare la grande eredità letteraria del Verismo in uno strumento di valorizzazione e sviluppo territoriale. Attraversare fisicamente questi luoghi significa ritrovare nelle strade, nei paesaggi e nelle comunità quella Sicilia osservata e raccontata da Giovanni Verga e Luigi Capuana, ma anche costruire intorno alla loro eredità nuove opportunità di turismo lento, economia locale e sviluppo delle aree interne.
Il Cammino è il risultato di un progressivo ampliamento territoriale. Nato inizialmente tra Vizzini, Mineo e Licodia Eubea, i tre Comuni partner del Parco Letterario, ha successivamente coinvolto Militello in Val di Catania e Monterosso Almo, fino all’adesione di Buccheri nel giugno 2026. Una rete che oggi si estende per circa 110 chilometri e che trova nella collaborazione tra territori uno dei suoi principali punti di forza.
Biazzo: «Il territorio deve prima riconoscere se stesso»
A spiegare la filosofia alla base del progetto è stato Giuseppe Biazzo, responsabile del Cammino e ricercatore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania.
Il punto di partenza è ribaltare una prospettiva: il turismo non può precedere la conoscenza e la consapevolezza del territorio da parte delle comunità che lo abitano. «Prima di aprire il nostro territorio al turismo dobbiamo conoscerlo – ha spiegato Biazzo –. Il Cammino diventa innanzitutto un’infrastruttura attraverso la quale le comunità si riconnettono con il proprio territorio e riconoscono il proprio patrimonio».
Un patrimonio che non può ridursi a un catalogo di monumenti o luoghi da visitare, ma che comprende anche le relazioni storiche, sociali ed economiche che hanno costruito l’identità di questi territori e che la stessa letteratura consente oggi di rileggere. Da qui la scelta di puntare su un modello eco-culturale: non considerare le aree interne semplicemente come un’alternativa alle destinazioni turistiche più congestionate, ma costruire un turismo coerente con la loro identità, capace di generare valore per i territori e per le comunità. Biazzo ha legato il successo del Cammino anche alla sua capacità di diventare un contenitore di valori ispirati all’equità sociale ed economica, nel quale la valorizzazione del patrimonio possa tradursi in opportunità condivise.
Ragusa: «Cultura, economia, sviluppo e solidarietà»
La dimensione sociale del progetto è stata al centro dell’intervento di Paolo Ragusa, presidente nazionale ANCOS UNCI, che ha indicato nel Cammino un esempio della rete tra amministrazioni, associazioni, cooperazione e comunità necessaria per affrontare anche le fragilità delle aree interne.
«Questo progetto non è fatto soltanto di cultura, ma di economia, sviluppo e solidarietà – ha sottolineato Ragusa –. La cooperazione sociale è fortemente radicata in questi territori e può svolgere una funzione importante: considerare i servizi non come il fine, ma come uno strumento attraverso il quale promuovere sviluppo locale e investire sul capitale sociale». Ragusa ha posto l’accento soprattutto sul welfare culturale, indicando una prospettiva che va oltre la promozione turistica: utilizzare cultura, bellezza e partecipazione come elementi capaci di incidere anche sul benessere delle persone e sulla qualità della vita delle comunità.
«Vogliamo investire molto sul welfare culturale – ha aggiunto – perché riteniamo che la cultura possa essere una leva attraverso la quale costruire il benessere e il benvivere dei cittadini». Nel suo intervento ha inoltre proposto di avviare un confronto con l’ASP sul tema della prescrizione sociale e culturale, immaginando il Cammino e i suoi luoghi anche come occasioni di relazione, partecipazione e benessere. Una prospettiva nella quale il patrimonio culturale diventa una risorsa per le politiche sociali e per lo sviluppo delle comunità, oltre che un elemento di attrazione turistica.
Amata: «Oggi dobbiamo parlare di turismi»
A collegarsi alla presentazione anche Elvira Amata, assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo, che ha inserito il Cammino del Verismo nel quadro dei cambiamenti che attraversano la domanda turistica.
«Il mondo del turismo è dinamico e in continua evoluzione. Oggi il viaggiatore cerca un turismo sostenibile, lento ed esperienziale. Per questo non possiamo più parlare soltanto di turismo, ma abbiamo l’obbligo di parlare di “turismi”», ha spiegato Amata. Per l’assessore, uno dei punti di forza del progetto è proprio la capacità dei Comuni di superare i propri confini amministrativi e costruire un’offerta comune, valorizzando le peculiarità dei singoli luoghi all’interno di una visione condivisa.
«Attraverso un cammino che mette insieme l’aspetto paesaggistico con quello identitario e culturale possiamo raccontare la Sicilia – ha aggiunto –. Il primo messaggio importante è la sinergia tra i Comuni: non pensare soltanto al proprio territorio, ma pensare in grande e lavorare nella stessa direzione». Una strategia che guarda anche alla destagionalizzazione dei flussi e alla valorizzazione dei piccoli borghi, intercettando un viaggiatore sempre più interessato a conoscere da vicino storia, tradizioni, cultura ed enogastronomia dei territori attraversati.
Il confronto con l’esperienza del Lazio
Alla presentazione è intervenuto anche Paolo Giuntarelli, direttore della Direzione regionale Affari della Presidenza, Turismo, Cinema, Audiovisivo e Sport della Regione Lazio.
La sua partecipazione ha portato all’interno dell’incontro un confronto con l’esperienza laziale, dove i cammini costituiscono una componente delle politiche di valorizzazione turistica e territoriale. La Regione Lazio ha infatti sviluppato una propria Rete regionale dei Cammini, riconoscendo a questi itinerari una funzione che va oltre l’offerta escursionistica e coinvolge la conoscenza del patrimonio storico, paesaggistico e culturale. Un riferimento significativo per il Cammino del Verismo, che punta a consolidare nel tempo una rete tra amministrazioni, comunità e patrimonio culturale. Il confronto ha così ampliato la prospettiva dell’iniziativa, inserendo il nuovo itinerario siciliano nel più generale dibattito sul ruolo dei cammini come strumenti di turismo sostenibile, valorizzazione delle identità locali e sviluppo delle aree interne.
Sei Comuni, un unico racconto
La presentazione alla Cunziria ha riunito rappresentanti delle istituzioni, amministratori ed esperti del settore, offrendo un momento di confronto sulle prospettive del nuovo itinerario. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Vizzini Salvatore Ferraro e del sindaco di Licodia Eubea Santo Randone, l’apertura dei lavori è stata affidata alla vicesindaco di Vizzini Fabiola Di Benedetto.
Sono intervenuti Salvatore Pagano, sindaco di Monterosso Almo; Alessandro Caiazzo, sindaco di Buccheri; l’onorevole Andrea Messina; Stanislao de Marsanich, presidente dei Parchi Letterari Italiani; Totò Trumino, coordinatore della Rete Cammini e Sentieri di Sicilia e del Cammino di San Giacomo; e Cristina Mura, segretario nazionale FIPTES. L’incontro è stato moderato dalla giornalista Elisa Petrillo.
La partecipazione di rappresentanti istituzionali e di realtà impegnate nella promozione culturale, nell’escursionismo e nello sviluppo territoriale ha restituito la dimensione di un progetto che nasce dalla collaborazione e che proprio nella capacità di costruire relazioni individua la propria prospettiva di crescita.
È questo uno dei risultati più significativi del Cammino: sei Comuni che scelgono di non promuoversi separatamente, ma di costruire un’unica narrazione territoriale, riconoscendo nella letteratura di Verga e Capuana un patrimonio condiviso e un’occasione di sviluppo. La prima targa scoperta a Licodia Eubea rappresenta dunque molto più dell’indicazione di un percorso. È il primo segno fisico di una strada che prova a tenere insieme Verga e Capuana, letteratura e paesaggio, memoria e contemporaneità, turismo e comunità.